Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/20.500.12460/659
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dc.contributor.authorPeltier, Jean Charles Athanase
dc.coverage.temporalsec. XIX
dc.date.accessioned2019-10-30T13:01:34Z
dc.date.available2019-10-30T13:01:34Z
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/20.500.12460/659
dc.descriptionLo strumento è racchiuso in una custodia cilindrica di vetro appoggiata su una base circolare di legno munita di tre piedini calanti per livellarlo al piano d'appoggio, nell'ipotesi che questo sia orizzontale. Una colonnina di vetro, che si innalza dal centro della base dello strumento, regge una piccola piattaforma di ottone, al centro della quale è fissata una punta che sostiene l'equipaggio mobile, parte centrale dello strumento. L'equipaggio mobile, sostenuto da una punta, è una lancetta costituita da un leggero filo metallico, su cui è fissato un piccolo ago magnetico disposto parallelamente. Dalla piattafoma di ottone sporgono lateralmente, all'altezza della lancetta, due asticciole terminanti con piccole sfere, le quali hanno la funzione di indici fissi. Poggiandosi alla piattaforma e innalzandovisi al di sopra si trova un ponticello su cui è montata una sbarretta verticale, che fuoriesce dalla custodia di vetro terminando con una sferetta. Questa sferetta presenta due buchi, uno dei quali filettato, che appunto serve per avvitare la stessa; l'altro liscio, che probabilmente serviva per inserire altri dispositivi, come ad esempio un condensatore. Sulla superficie esterna del contenitore cilindrico è incollata una striscia di carta graduata suddivisa in quattro parti, ognuna con divisioni ogni due gradi, da 0° a 90°.
dc.subjectfisica
dc.subject.otherelettricità e magnetismo
dc.titleElettrometro di Peltier
dc.rights.licenseTutti i diritti riservati
dc.relation.fondGabinetto di Fisica dell'Ottocento
dc.date.noteanalisi storica
dc.identifier.inventorynumberN41
dc.identifier.inventorynumber304
dc.identifier.inventorynumber1821
dc.identifier.shelfmarkDipartimento di Fisica "A. Volta"
dc.identifier.form8e020-00145
dc.type.formPST
dc.identifier.region03
dc.identifier.nctn01966598
dc.type.definitionElettrometro di Peltier
dc.subject.keywordsinduzione elettrostatica
dc.subject.keywordselettrizzazione
dc.coverage.spatialabbreviationPV
dc.coverage.shelfmarkMuseo per la Storia dell'Università
dc.date.inventory1980- 1999
dc.date.inventory1922- 1959
dc.date.inventory1870
dc.description.collectionGabinetto di Fisica dell'Ottocento
dc.description.collectionnotesIl Gabinetto di Fisica dell'Ottocento ospita gli strumenti raccolti dai successori di Alessandro Volta (1745-1827) alla cattedra di Fisica dell'ateneo pavese fino alla metà degli anni trenta del XX secolo, quando l'Istituto di Fisica fu spostato, come altri istituti scientifici, dal palazzo centrale dell'Università all'attuale sede. La collezione è una testimonianza di come le attività di ricerca e di didattica in fisica sperimentale rimasero intense anche dopo la morte del fisico comasco. Volta lasciò la cattedra di Fisica nel 1804 a Pietro Configliachi (1777-1844) ma continuò a lavorare a Pavia e ad interessarsi dell'incremento del Gabinetto di Fisica. L'ultimo inventario che contiene la firma di Volta risale al 1819. Tra i successori di Volta si deve ricordare in particolare Giuseppe Belli (1791-1860), che diresse il Gabinetto intorno alla metà del XIX secolo e arricchì notevolmente la collezione, anche con diversi apparecchi di sua invenzione. La dimensione della collezione già all'epoca del Belli era notevole e venne ulteriormente ampliata dal suo successore, Giovanni Cantoni (1818-1897) e dagli altri scienziati che a lui seguirono, Adolfo Bartoli (1851-1896) e Michele Cantone. (1857-1932).
dc.coverage.temporalfractionterzo quarto
dc.contributor.authorroleinventore
dc.type.materialandtechniquevetro
dc.type.materialandtechniquelegno
dc.type.materialandtechniqueottone
dc.type.materialandtechniquecarta
dc.format.misucm
dc.format.misa22
dc.format.misd14
dc.description.usePer effettuare la misura si dispone lo strumento in modo che gli indici fissi si dispongano lungo il meridiano magnetico, indicato dall'ago debolmente magnetizzato e così anche gli indici mobili. A questo punto si collega la sferetta terminale del dispositivo con il corpo carico, di modo che la carica sia trasmessa anche agli indici mobili; di modo che indici fissi e indici mobili risultino cariche dello stesso segno. La repulsione elettrostatica tra indici fissi e indici mobili produce quindi una rotazione di questi, misurabile attraverso la scala. E' evidente che lo strumento può essere elettrizzato anche per induzione avvicinando un corpo carico alla sferetta terminale superiore.
dc.description.preservationstatebuono
dc.relation.bibliographytypebibliografia di confronto
dc.relation.bibliographyauthorsBellodi G./ Brenni P./ De Luca M.T.
dc.relation.bibliographytitleStrumenti di misura elettrici del Museo per la Storia dell'Università di Pavia
dc.coverage.spatialpvcsItalia
dc.coverage.spatialpvcrLombardia
dc.coverage.spatialpvcnPavia
dc.coverage.spatialpvccPavia
dc.relation.urlhttp://www.lombardiabeniculturali.it/scienza-tecnologia/schede/8e020-00145/
item.grantfulltextopen
item.treefondsrootGabinetto di Fisica dell'Ottocento
item.fulltextWith Fulltext
Appears in Collections:Patrimonio scientifico e tecnologico - Museo per la Storia dell'Università
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